| Quasi 3.000 Km di costa italiana sono costituiti da litorali sabbiosi. Se paragonate ad altri ambienti, la spiaggia sabbiosa e le dune che sorgono alle spalle del litorale potrebbero sembrare a prima vista una specie di deserto. Eppure, anche se è in effetti un luogo decisamente ostile per la vita, la duna ospita una flora e una fauna assolutamente straordinarie.
Quelli che a prima vista appaiono ciuffi miseri e stentati, sono in realtà degli autentici pionieri, in grado di conquistare un territorio reso estremamente difficile dal sale, dal sole fortissimo, dal vento e dalla sabbia, dal terreno assai povero e dall’acqua salmastra che diviene dolce solo a grande profondità.
Se l’arma dei pionieri del far-west era il fucile, queste incredibili piante ricorrono ad altri strumenti, decisamente meno cruenti, come radici dotate di una buona elasticità e resistenza, molto estese sia in profondità, per raggiungere l’acqua, che in larghezza, per ancorarsi meglio e resistere al vento; superfici tormentate e contorte, per poter resistere al disseccamento; spine che diminuiscono la superficie esposta alla traspirazione; strutture in grado di trattenere l’acqua come foglie e radici succulente.
Il vento ha una fortissima influenza sulla vita e sulla formazione delle dune, che potremmo definire come delle vere e proprie figlie del vento, così come la spiaggia può essere considerata figlia del mare e delle sue onde e correnti.
Le dune, infatti, non sono altro che cumuli di sabbia formati dall’azione del vento che, trasportandola verso la riva, la deposita quando incontra un ostacolo, continuando nel tempo ad accrescerne le dimensioni.
Per questo motivo, normalmente le dune litoranee si sviluppano parallelamente alla costa e per la continua azione di modellamento operata dal vento, hanno tutte una forma più inclinata dal lato meno esposto al vento, in genere quello rivolto verso terra.
In presenza di venti molto variabili, le dune possono assumere un andamento sinuoso, formando veri e propri golfi e insenature.
Per loro stessa natura, essendo composte di sabbia, le dune sono estremamente mobili e sono proprio le piante pioniere che iniziano l’opera di compattamento e consolidamento della sabbia, permettendo non solo la stabilizzazione ma anche l’attecchimento di altre piante, meno robuste e resistenti, dando vita così alle dune coperte di rigogliosa vegetazione che ancora oggi si possono osservare nei tratti di costa meno devastati dall’uomo.
Tra le piante della prima fascia della duna, quella più vicina al mare troviamo generalmente delle piante erbacee in grado di svilupparsi rapidamente come il ravastrello marino, l’euforbia delle spiagge o l’erba cali, piccole piante dotate di radici e rizomi succulenti in grado di trattenere l’acqua. Queste piante in genere hanno un ciclo di pochi mesi al termine del quale si seccano e muoiono dopo aver disperso i semi che possono germogliare sulla stessa duna o, trasportati dal vento, colonizzare altre dune.
Le piante in grado di formare un ambiente più stabile - e di sovrapporsi a queste prime pioniere - sono delle piante erbacee perenni dotate di lunghe e robuste radici superficiali, che formano una fitta rete sopra e sotto la sabbia: la gramigna marina e, nella parte della duna più lontana dal mare, lo sparto dai caratteristici cespugli a ciuffo. Sono proprio le radici di queste piante che riescono a rendere compatto un materiale cedevole come la sabbia e a far sì che le dune non siano disperse dal vento.
Poiché l’acqua disponibile al di sotto della duna è fortemente salmastra, queste piante traggono l’acqua di cui hanno bisogno, oltre che dall’umidità notturna, anche dalle piogge che vengono trattenute a lungo.
In questa fase la duna può crescere fino a diversi metri di altezza con la sabbia che si deposita sugli strati e sulle piante preesistenti e, man mano che si prosegue verso l’entroterra e che aumenta il numero di specie colonizzatrici, la duna si stabilizza sempre di più ospitando una complessa comunità vegetale che si arricchisce di arbusti all’apparenza stentati e striscianti, ma che in realtà possono vivere centinaia di anni e diventare veri e propri alberi. Pensiamo ad esempio al ginepro coccolone, che si alterna con i primi cespugli di lentischi e a piccoli pinastri contorti dal vento, creando una vegetazione che continua a infoltirsi e inverdirsi mescolandosi alla fillirea, all’erica, alla palma nana, alle tamerici e all’edera spinosa. Le piante dunali hanno generalmente forme strane, spesso spinose, per resistere al meglio alla forte brezza marina e per ridurre la perdita d’acqua; sono resistentissime agli sbalzi di temperatura che farebbero morire la maggior parte degli altri vegetali.
Tra le piante pioniere, le più comuni sono il ravastrello, la calcatreppola, pianta spinosa dal caratteristico colore verde tendente al bluastro, dai fiori bianco azzurri e dalle radici ricche d’acqua; il convolvolo, la soldanella dai grandi fiori rosa, lo sparto, che forma i caratteristici
ciuffi di erba alta che possono raggiungere il metro e mezzo di altezza e che svolge un ruolo fondamentale per stabilizzare la duna; la carota spinosa e poi il bellissimo pancrazio o giglio di mare, dal profumo penetrante che fiorisce tra luglio e agosto. Questo ambiente è ricco di vita animale al di sopra ed al di sotto della sabbia: ci sono crostacei, come le pulci di mare e i porcellini di Sant’Antonio; molluschi rappresentati da alcune specie di chiocciole; insetti, molto numerosi, tra cui spiccano diverse specie di farfalle e di falene, gli scarabei stercorari, le cicindele, e il feroce formicaleone, un insetto predatore la cui grossa larva armata di enormi mandibole uncinate scava delle trappole a imbuto nella sabbia, che franano al passaggio delle prede trascinandole verso le fauci del predone in agguato sul fondo dell’imbuto. Anche alcune grosse cavallette frequentano la vegetazione dunale. Danno la caccia a questi invertebrati anfibi come il rospo smeraldino e numerosi rettili come lucertole ed il curioso gongilo; dalle minuscole zampette, qualche volta si avvicina alle dune costiere anche l’elegante biacco, il più comune dei serpenti italiani, lungo sino a due metri.
Anche la tartaruga marina Caretta caretta frequenta le spiagge sabbiose, risalendole faticosamente per deporre le uova, anche se ormai nel nostro Paese sembra farlo solo in pochissimi siti.
Sono molte le specie di uccelli che frequentano spiaggia e duna. I più numerosi sono gli uccelli limicoli, ovvero quelli che si nutrono catturando con il becco, generalmente lungo e appuntito, i vermi e i molluschi che vivono nella sabbia umida lasciata scoperta dalla marea. Tra i mammiferi il coniglio selvatico, diffuso ormai in parecchi punti delle nostre coste, l’onnipresente ratto e l’ubiquitario topolino campagnolo. Tra i predatori insettivori i pipistrelli, la talpa e il toporagno. |
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