Secondo alcuni scienziati, con l’innalzamento della temperatura del pianeta, gli oceani potrebbero espandersi e il livello dei mari potrebbe crescere tra i 10 e i 90 cm, per lo scioglimento della coltre di ghiaccio presente ai poli, causando un vero e proprio stravolgimento dell’attuale geografia del mondo. A causa dell’aumento della temperatura delle acque anche piogge e temporali potrebbero diventare ancora più intensi e, nelle zone dove si formano, cicloni e uragani divenire più forti e devastanti. Poiché questi fenomeni traggono la loro forza e intensità dalla temperatura del mare, potrebbero iniziare a formarsi anche in zone fino ad adesso salve da questo fenomeno, perché l’acqua era troppo fredda per scatenare uragani veri e propri, mentre i bacini chiusi come il Mediterraneo, potrebbero trasformarsi in veri e propri mari tropicali.
Altra terribile conseguenza che potrebbe purtroppo verificarsi è l’avanzata del deserto, con la desertificazione di vaste zone del sud del bacino del Mediterraneo, dovuta ad una diminuzione delle piogge e conseguentemente della disponibilità d’acqua. In altre zone le piogge potrebbero crescere di intensità, a causa del surriscaldamento dell’atmosfera e del mare, concentrandosi però in periodi più brevi. Un fenomeno questo che abbiamo potuto constatare negli ultimi anni nel nostro Paese.
Per piante e animali un cambiamento così rapido sarà naturalmente difficile da affrontare. Ci dovremo probabilmente attendere la scomparsa di molte specie, quelle che sono più adattate a dei particolari ambienti, con il risultato che la biodiversità del pianeta sarà duramente compromessa.
Molti ambienti naturali cambieranno o si sposteranno, per cui potremmo teoricamente avere la macchia mediterranea sulle sponde della Manica, dove adesso la vegetazione e gli animali sono molto diversi, mentre la savana potrebbe prendere il posto dei nostri boschi ma senza giraffe, gnu, leoni e zebre, specie che non potendo migrare verso nuovi territori, finirebbero con il sopravvivere solo negli zoo. Anche gli animali delle nostre montagne, come camosci e stambecchi, andrebbero in crisi per la temperatura eccessiva.
Nel mare, tra gli ecosistemi più sensibili all’aumento della temperatura, troviamo le barriere coralline. Se la temperatura dell’acqua supera certi valori, accade uno strano fenomeno, detto sbiancamento dei coralli. Le alghe che vivono in simbiosi dentro i coralli, fondamentali per la loro sopravvivenza, quando la temperatura dell’acqua è troppo alta muoiono o vengono espulse e i coralli, con il tempo, finiscono con il morire.
Se questo fenomeno dovesse avvenire con tempi abbastanza lunghi, i coralli potrebbero colonizzare nuove zone dove adesso non riescono a sopravvivere perché la temperatura dell’acqua è invece troppo bassa. Potremmo per esempio avere delle barriere coralline come quelle della Polinesia o della grande barriera australiana nel Mediterraneo, ma siccome i coralli crescono molto lentamente e la temperatura cresce velocemente è purtroppo più probabile che la maggior parte dei coralli scomparirà.
La scomparsa di gran parte delle barriere coralline è un fatto gravissimo perché è una perdita di biodiversità grandissima (nelle barriere vivono migliaia di specie di pesci e decine di migliaia di invertebrati), e soprattutto perché scomparirebbero i coralli, indispensabili per la vita degli oceani. Infatti, anche se le barriere coralline ricoprono solo una piccolissima parte dei fondali degli oceani, oltre il 90% delle specie marine dipendono direttamente o indirettamente da loro. La grande barriera corallina lunga oltre 2.000 km è la più grande struttura vivente sul nostro pianeta, visibile persino dalla luna.
Il fenomeno dello sbiancamento dei coralli, costituisce una serie minaccia alla sopravvivenza di queste straordinarie strutture viventi. Nel 1998, più della metà delle barriere coralline del globo è stato soggetto al fenomeno dello sbiancamento e di queste una parte sono addirittura morte.

A causa della variazione del livello del mare, anche gli ecosistemi delle coste, come le paludi salmastre, le mangrovie, le zone umide costiere, le spiagge sabbiose, gli atolli e i delta fluviali potrebbero risultare seriamente danneggiati.