È difficile prevedere con esattezza cosa accadrà nei prossimi anni, perché il clima viene influenzato da molti fattori difficili da comprendere e alcuni suoi meccanismi non sono stati ancora capiti fino in fondo.
Ciò su cui al momento tutti gli scienziati sono d’accordo è che l’aumento della temperatura provocherà grandi cambiamenti nella circolazione dell’atmosfera del pianeta e quindi sul clima.
Per esempio il famoso anticiclone delle Azzorre, la zona di alta pressione che sentiamo spesso nominare dai meteorologi perché la sua formazione indica l’inizio dell’estate, potrebbe non formarsi o formarsi in una zona diversa, cambiando il clima di tutto il pianeta.
Se questo accadesse potrebbero ad esempio diminuire le piogge in alcune zone dell’Europa ed aumentare di parecchio in altre. Inoltre arriverebbero più facilmente i caldi venti del deserto, facendo salire le temperature estive sempre di più. Dall’altra parte del mondo, i tornado che colpiscono le pianure americane potrebbero diventare più violenti e devastanti e le grandi piogge monsoniche ancora più forti.
Insomma potrebbe verificarsi che in alcune parti del mondo pioverà fin troppo mentre in altre si soffrirà ancora di più la sete con l’avanzata del deserto.
Il clima influenza anche le correnti marine, che sono una sorta di autostrada subacquea che distribuisce sostanze nutrienti e calore. La corrente del golfo, ad esempio, rende la temperatura media della Gran Bretagna molto più accettabile di quella che sarebbe teoricamente, perché trasporta l’acqua calda del Golfo del Messico, riscaldando le coste dei Paesi del nord atlantico, fino alla penisola scandinava.
Il cambiamento di una corrente come questa potrebbe avere conseguenze non solo sul clima dei Paesi che si affacciano sull’Atlantico, ma potrebbe modificare anche la distribuzione delle sostanze nutritive che sono alla base delle catene alimentari, creando grossi problemi agli ecosistemi marini e anche alla pesca.
Molte specie di pesci che finiscono sulla nostra tavola, per esempio il merluzzo, sono già fortemente diminuite per la pesca eccessiva e se si verificasse una forte diminuzione del cibo disponibile o un cambiamento troppo veloce delle condizioni a cui sono abituate, potrebbero scomparire o spostarsi verso altre zone. Inoltre potrebbero giungere con più facilità specie provenienti da altri mari, le specie aliene di cui abbiamo già parlato, che lotterebbero con le specie già presenti per conquistarsi il cibo e i territori, con il rischio di fare estinguere alcune specie molto diffuse e altre meno conosciute la cui presenza è, però, fondamentale per la vita stessa nel mare.
Un’ulteriore grave conseguenza potrebbe essere l’aumento della produzione di mucillagini, una specie di poltiglia gelatinosa che si forma, specialmente in Adriatico ma non solo, per l’azione delle alghe, generalmente quando le acque non si rimescolano a sufficienza. Un fenomeno questo che potrebbe aumentare in frequenza e intensità in presenza di un’ acqua più calda che impedirebbe il rimescolamento invernale.
Anche i fenomeni di erosione, che nel Mediterraneo sono particolarmente forti con la costa e le spiagge che anno dopo anno vengono mangiate dalle onde, sono destinati ad aumentare con l’innalzamento del livello del mare, con conseguenze preoccupanti anche per il turismo balneare e costiero, già minacciato dall’aumento delle mucillagini e di animali come le meduse, che possono creare problemi ai bagnanti.
A causa dei cambiamenti climatici è inoltre prevedibile un aumento della diffusione di malattie che al momento esistono solo nelle zone più calde e umide del pianeta, dovute all’azione di microorganismi che vengono trasmessi dalla puntura di insetti o di altri animali che potrebbero, con l’aumentare della temperatura, raggiungere nuovi territori da cui ora sono tenuti lontani dalle basse temperature.
Un aumento delle piogge e delle alluvioni potrebbe aumentare il contagio di malattie come la salmonellosi e il colera nei luoghi dove sono ancora diffusi, come il delta del Gange.
Tutti questi cambiamenti influiranno purtroppo anche sulla produzione di alimenti a livello mondiale, in un pianeta dove già oggi milioni di persone non hanno cibo e acqua pulita da bere a sufficienza.
Probabilmente avremo raccolti migliori nei paesi settentrionali, dove adesso il clima non è favorevole a determinate culture, e potremmo veder crescere la vite e l’ulivo sulle coste del Mar Baltico, mentre la siccità e il deserto che avanza potrebbero far diminuire e di molto le terre coltivabili nel sud del mondo, con il risultato terribile che i paesi ricchi, che sono concentrati nelle zone temperate e fredde, potrebbero produrre cibo in eccesso, mentre i paesi poveri, che sono soprattutto quelli delle zone attorno all’equatore, potrebbero scendere al di sotto della soglia di sopravvivenza, costringendo interi popoli a spostarsi in cerca di terre coltivabili e di acqua, con milioni di profughi.
In buona sostanza, il cambiamento climatico non costituisce solo una terribile minaccia per la biodiversità del nostro pianeta, ma anche per l’economia mondiale, causando forti perdite nel campo della pesca, del turismo, dell’agricoltura e provocando un grande aumento dei costi per far fronte alle catastrofi naturali, alle nuove malattie e alla necessità di difendere le città costiere dall’innalzamento dei mari e le spiagge e le coste dall’erosione. |
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