
Legambiente ringrazia i tantissimi partecipanti al concorso letterario, indetto in occasione della Festa dell’Albero 2011. I bambini hanno dimostrato il loro grande interesse e amore verso il mondo della natura, inviando componimenti pieni di fantasia e ricchi di emozioni.
I vincitori per le due categorie previste.
Flaminia Sartoni e Sveva Castellani: “Storia di un albero”
Il racconto colpisce particolarmentepoiché ha come soggetto la “Quercia del Tasso”, un albero realmente esistente che viene inoltre inserito con riferimenti precisi al contesto effettivo dove l’albero è ubicato: la città di Roma. Attraverso il racconto della Quercia, si utilizza la tecnica del flash –back narrativo per ricostruire la storia d’Italia a grandi linee, dalla vicenda Garibaldina ai cambiamenti avvenuti in seguito ai processi di modernizzazione ed industrializzazione del Paese. Interessante il riferimento alla vicenda di Torquato Tasso e del suo personale rapporto con l’albero, grazie alla quale si evidenzia il filo conduttore tra passato e presente tenuto insieme dalla quercia, testimone di eccezione del succedersi degli eventi.
Manuel Catone: “L’ulivo dalle foglie d’argento”
Il racconto delinea un interessante parallelismo tra la storia d’Italia, la storia della natura e la storia della famiglia di cui l’ultimogenito è protagonista del racconto insieme all’ulivo che si fa narratore degli eventi. Notevole la riflessione finale che invita alla solidarietà tra i cittadini italiani e specialmente tra il nord e il sud del Paese, oggi talvolta messa in discussione, un appello in memoria dell’impegno profuso dai garibaldini a da quanti si sono sacrificati per unificare la Nazione.
Grasso Rosaria: “Il castagno e i diavoli rossi”
Il racconto realizza un particolare connubio tra il mondo della fantasia, animato da fate e gnomi, e il mondo della storia raccontato attraverso i mutamenti della natura visti con gli occhi dell’albero ma anche facendo riferimenti a personaggi realmente esistiti: i garibaldini. Quest’ultimi, nello schema narrativo, vengono prima correlati al fuoco, elemento naturale ma anche espressione della volontà distruttiva della guerra e dell’uomo e quindi al pericolo. I Mille vengono infatti in un primo momento definiti “diavoli rossi”, ma subito dopo, sono collegati all’acqua, altro elemento naturale primario, portatore di salvezza, per l’albero nella situazione particolare riportata e per la natura in generale. Sebbene il colore rosso, che richiama il colore delle giubbe, venga in un primo momento associato al fuoco e al pericolo, alla fine del racconto assume connotazioni del tutto positive e diventa anzi un elemento distintivo dell’albero le cui fronde diventano rosse dopo il salvataggio da parte dei Mille.
Martino De Grandis: “L’ Albero millenario”
Il racconto è scritto molto bene ed in maniera originale, il plot è fantasioso e ben articolato ed ha come protagonista una ragazzina che impersona il “bene” e va alla ricerca della verità sul testamento del padre scomparso, anche in difesa di un terreno dove sorge un albero particolare, che il fratello più grande invece (simbolo dell’avidità umana) vorrebbe abbattere. In seguito all’incontro tra la ragazzina e l’albero, si delinea una bellissima metafora che rielabora i concetti di equilibrio tra uomo, ambiente, risorse e inneggia alla solidarietà tra le nazioni e le persone in virtù della tutela ambientale e del benessere condiviso, in maniera originale e brillante.
Luca Bosio: Senza titolo
Il racconto è scritto molto bene, ed utilizza in maniera interessante la tecnica narrativa del flash- back. La narrazione diverte e colpisce per elementi originali, il protagonista, grazie all’albero, in seguito definita “quercia primordiale evoluta”, poiché in grado a suo piacimento di parlare con gli umani e di portarli indietro nel tempo, effettua per l’appunto un viaggio nel tempo, grazie al quale si rende conto di quanto sia cambiato il territorio dai tempi della spedizione dei Mille ad oggi. Scevro da moralismi, la narrazione risulta efficace e fa riflettere sui poteri “speciali” della natura e degli alberi in particolare, come vettori di memoria e di “magia”.
Veronica Meroni: “Con gli occhi di un albero”
Il racconto, ben scritto, ha come protagonista una giovane ciclista che ha imparato ad osservare la natura ed a apprezzarne la delicata compagnia. In particolare, un vecchio albero in cima alla collina che vede nel suo percorso in bici da casa a scuola, attira la sua attenzione. L’albero le fa il dono particolare di poter dialogare con lui e addirittura di vedere attraverso i suoi occhi. E’ così che la protagonista può vedere indietro nel tempo, nelle campagne dell’ottocento, ancora prive di inquinamento e dove l’armonia con la natura era più sentita. L’esortazione finale a tornare in una situazione di maggiore equilibrio con l’ecosistema naturale e quindi migliorare la situazione attuale, rimane la morale del racconto che si conclude in maniera simpatica a metà tra la fantasia dei viaggi nel tempo e le incombenze scolastiche.
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