SI RICOMINCIA IN SALITA
L’inizio del nuovo anno scolastico si apre all’insegna dei primi effetti negativi dei tagli previsti dalla Finanziaria di Tremonti per il triennio 2009/2011 (Legge 133/08), e dei provvedimenti del Ministro Gelmini che, oltre a riguardare drammaticamente il personale precario, si stanno ripercuotendo sulla qualità educativa e sulle condizioni materiali del fare scuola quotidiano, determinando un clima di confusione, precarietà e malessere che è il principale ostacolo a qualunque tentativo di riforma della scuola.
EFFETTO TAGLI
Per l’a.s. 2009/10 si prevede infatti una perdita di 42.100 docenti: nonostante i più di 30.000 pensionati che non saranno più sostituiti, tra i 18.000-19.000 supplenti rimarranno comunque senza incarico annuale (stime MIUR); anche per gli ATA, tenendo conto dei 15.100 posti che saranno soppressi, avremo circa 8.000 precari che non avranno rinnovato l’incarico, con una riduzione dei servizi per la didattica e delle condizioni di sicurezza delle scuole. Dati allarmanti che comunque sono solo un’anticipazione del taglio di 87.000 cattedre e 44.500 ATA previsto in tre anni, che in tanta confusione, rappresenta l’unica certezza nelle politiche scolastiche del Governo. Gli strumenti a volte contraddittori proposti per tamponare l’emergenza precari (dai “contratti di disponibilità” alle convenzioni con alcune regioni per sostenere l’occupazione) non rappresentano certo una soluzione stabile del problema né tanto meno mettono in discussione la politica di riduzione delle spese dell’istruzione.
Oltre ai tagli al personale, le scuole stanno facendo anche i conti anche con la mancata erogazione dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo ordinario ed i forti ritardi nel rimborso delle spese per le supplenze, vivendo una situazione di precarietà finanziaria mai sperimentata prima, con forti ripercussioni sull’offerta formativa ed un sempre più diffuso ricorso ai contributi delle famiglie.
PRECARI FUORI E DENTRO SCUOLA
Ma oltre ai precari che giustamente protestano per non rimanere fuori dalla scuola e dalla dignità del lavoro, anche chi rimarrà dentro alla scuola (docenti di ruolo, genitori e studenti) vivrà un anno eccezionalmente“precario e confuso”. Giusto per fare qualche esempio, si pensi alla perdita della compresenza nella scuola primaria e delle sue potenzialità (lavori di gruppo, recupero, uscite didattiche), giustificata in nome di un maestro unico che quasi mai incontreremo, viste le tante figure docenti che comunque ruoteranno su una classe, purtroppo non tutte con lo stesso peso educativo; alla riduzione e frammentazione dei “tempi scuola” che, essendo vincolati alle effettive disponibilità di organico e delle strutture, spesso non coincideranno con le richieste della famiglie e creeranno situazioni territoriali molto differenziate, rendendo inoltre difficile garantire l’aumento del tempo pieno che era stato preannunciato; alle incertezze legate all’avvio della riforma delle superiori che dovrebbe partire nell’a.s. 2010/11 contemporaneamente in diverse classi, anche se i ritardi nell'iter di approvazione fanno rischiare uno slittamento, creando un passaggio traumatico tra il vecchio ed il nuovo sistema; alla confusione e incertezza generata dai recenti pronunciamenti dei TAR, della Corte Costituzionale e della Corte dei Conti che hanno messo in discussione punti centrali degli atti del Ministero (Regolamenti, Circolari, Piani attuativi) che spesso va avanti ignorandoli, creando le premesse per un diffuso contenzioso.
SCUOLE DEI PICCOLI COMUNI E SICUREZZA DEGLI EDIFICI
Anche per la salvaguardia delle scuole dei piccoli comuni ed il rilancio di un’edilizia scolastica sostenibile, temi che storicamente hanno visto impegnata Legambiente in prima linea per una scuola di qualità, sicura ed inclusiva, dovremo misurarci da subito con gli effetti della riduzione drastica delle risorse umane e finanziarie. La chiusura delle scuole dei piccoli comuni sottodimensionate, infatti, seppur prevista dal prossimo a.s., rischia di essere anticipata da subito in diverse realtà per le conseguenze della riduzione del personale ATA che metterà a rischio l’apertura e la vigilanza dei piccoli plessi, complicata anche dall’aumento delle pluriclassi e dai tagli dei fondi agli Enti Locali. Inoltre l’aumento del numero medio di alunni per classe e la conseguente violazione in non poche situazioni delle norme sulla sicurezza, oltre agli effetti sulla qualità della didattica, rischia di rendere poco credibili i già insufficienti fondi messi a disposizione per la messa a norma delle scuole e gli interventi antisismici.
LA SCUOLA SI MOBILITA
In questo scenario “precario e confuso”, vanno rilanciate le occasioni di mobilitazione e discussione di chi non vuole rinunciare alla salvaguardia e al rilancio del sistema pubblico di istruzione che, pur basato sulla nuova architettura federalista dello Stato, non può rinunciare in nessun luogo del Paese all’obiettivo costituzionale di rimuovere gli ostacoli di ogni tipo che impediscono la formazione di cittadini consapevoli e culturalmente competenti. Come recita il titolo di una riuscita campagna lanciata ad inizio anno scolastico dal Coordinamento piemontese “Riprendiamoci la scuola”, i docenti (precari e non), i genitori, gli studenti, le associazioni professionali, gli Enti Locali, debbono confrontarsi, soprattutto in questa fase, sulle strategie ed azioni per difendere in una stagione di tagli “la scuola in cui vogliamo continuare a credere e a lavorare”.
INSIEME PER UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Perché la mobilitazione nel Paese in difesa della scuola pubblica e della Costituzione possa riuscire ad imporre a questo Governo una svolta nella sua politica scolastica, essa non può e non deve rimanere nel chiuso delle scuole e tra gli addetti ai lavori o limitarsi alla pur importante battaglia sindacale, ma deve avere la capacità di coinvolgere pezzi sempre più significativi della società civile e dell’opinione pubblica, anche della maggioranza politica attuale, per far capire a tutti che anche e proprio in una fase di drammatica crisi economica internazionale, un’altra politica scolastica basata sull’aumento e, certo, anche sulla razionalizzazione degli investimenti nel campo dell’istruzione e della ricerca, è possibile, come ci dimostrano i Paesi più avanzati.
Per contribuire a questo sforzo comune, Legambiente Scuola e Formazione annuncia la pubblicazione a breve del suo Dossier annuale sui tagli alla scuola pubblica, come strumento di lettura critica delle politiche scolastiche governative degli ultimi anni, e rilancia lo spirito e gli obiettivi dell’appello Per una Scuola Capace di Futuro”, promosso dal mondo del volontariato, della solidarietà, dell’ambientalismo, della cooperazione, per sviluppare nel Paese una nuova attenzione ed una nuova responsabilità sociale per la riqualificazione della scuola italiana.
Roma, 8 settembre 2009
Legambiente Scuola e Formazione è ente qualificato per la formazione del personale scolastico (D.M.177/2000, art. 3-c.5, con decreto del 06/10/2005) - c.d.:97208870580